Scuola di legalità - Bullismo e cyberbullismo su un compagno di classe, è la storia messa in scena nell'udienza simulata celebrata al tribunale di Viterbo.

“Mi chiamavano ricchione e frocio. Mi dicevano: ‘Fai schifo’. Di essere inutile, tanto da non avere il diritto di vivere. Mi deridevano, anche davanti agli altri compagni di classe. Durante l’intervallo mi hanno spogliato e hanno lanciato i vestiti dalla finestra. Mi hanno fatto mangiare insetti e fango. Mi hanno filmato mentre ero in bagno e hanno pubblicato il video su Facebook. Mi hanno preso a pugni e schiaffi. Mi hanno spinto dalle scale di scuola e mi hanno rubato il cellulare. Mi sono svegliato in ospedale. Mi hanno aspettato fuori casa e mi hanno inseguito. Mi hanno terrorizzato, e ho avuto paura per la mia vita”. È la cruda testimonianza di Iacopo Gentile, vittima e parte civile nel processo simulato per bullismo e cyberbullismo celebrato ieri nell’aula della corte d’assise del tribunale di Viterbo.

In realtà Iacopo Gentile è Lorenzo Stefanoni, della terza Bs del liceo scientifico Paolo Ruffini. Per mesi, insieme ai compagni di scuola, ha preparato questa udienza che è poi stata recitata davanti a veri giudici, veri pubblici ministeri, veri avvocati, insegnanti e genitori. Un’occasione unica per i ragazzi, che per la prima volta sono entrati in contatto con il sistema giustizia. Hanno redatto il cosiddetto decreto che dispone il giudizio, hanno preparato le domande per l’udienza, hanno scritto arringhe, requisitorie e pure la sentenza finale. Poi hanno indossato la toga e per un giorno sono diventati giudici, pm e avvocati. O imputati, vittime e testimoni.

Una storia inventata quella che hanno raccontato, ma che purtroppo poco si discosta dalla realtà. Episodi di bullismo e cyberbullismo quotidianamente finiscono sulle prime pagine dei giornali e nelle aule di tribunale, ma la sensibilizzazione al tema non è mai troppa. È vero, bullismo e cyberbullismo sono fenomeni complessi e delicati. Ma estremamente preoccupati. Fenomeni che escono dalla sfera personale e che diventano sociologici e comuni a tanti adolescenti. Adolescenti che di bullismo e cyberbullismo sono vittime, ma anche carnefici. Un’occasione unica per i ragazzi, ma anche un’esperienza di legalità e di crescita umana e personale. Un’esperienza che, attraverso la recitazione, gli ha fatto comprendere e vivere le conseguenze del violare la legge. Non a caso la corte del processo simulato (presieduto da veri magistrati, Marco Mancinetti e Giacomo Ebner, e a latere gli studenti Beatrice Mechelli e Leonardo Taddei) ha inflitto ai quattro finti imputati pene esemplari. Un monito: chi usa la forza e la violenza per intimidire l’altro difficilmente la passa liscia.

I ragazzi, prima e durante l’udienza, sono stati aiutati e accompagnati da veri pubblici ministeri e veri avvocati. In particolar modo dal sostituto procuratore Paola Conti, che ha aiutato gli studenti che hanno indossato la toga da pm, e dal legale Giuliano Migliorati, che ha affiancato chi ha interpretato la parte da avvocato. E prima, durante e dopo il processo simulato non sono mancati momenti di formazione, discussione e riflessioni sui temi della legalità, del bullismo e del cyberbullismo. E quei giovani hanno ben capito che a volte basta poco per ferire l’altro, sia con i gesti che con le parole. Hanno ben capito la mostruosità di questi fenomeni, che possono essere debellati solo con l’umanità, la solidarietà e la fiducia nelle istituzioni. Ma si sono anche resi conto che basta poco per diventare vittima di bullismo e cyberbullismo, e che è fondamentale parlare e raccontare le proprie paure e i propri problemi. Senza timori.

Il commento della platea è stato unanime: “Bravissimi”. Entusiasta la presidente del tribunale di Viterbo Maria Rosaria Covelli, che ha assistito all’udienza per poi intrattenersi con i ragazzi e continuare a complimentarsi con loro.

Tusciaweb 10/6/2018 - Raffaele Strocchia

 
 
 

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