Magistrati incontrano gli studenti - Il 26 maggio si è tenuto, presso il Teatro Unione di Viterbo, un incontro organizzato dalla corrente Unità per la Costituzione dell’Associazione Nazionale Magistrati intitolato “La città della legalità – Magistrati incontrano gli studenti”.

Hanno partecipato alcuni alunni del nostro Istituto (Rossana Boccalato, Edoardo Bonarrigo, Marzia Di Cesare, Gaia Di Giovanni, Marco Gentilini, Filippo Guitarrini, Chiara Piciollo e Alice Raimondi) e nonostante alcuni di loro fossero molto giovani, tutti sono stati coinvolti con interesse e impegno. La prima parte della conferenza ha riguardato la Costituzione e le correnti politiche che ci sono nell’ambito dell’associazione dei magistrati.

La seconda parte ha riguardato la criminalità organizzata. Degli interventi di questa parte, ascoltata con maggiore facilità ed attenzione, si riportano alcuni stralci.

Ha detto uno dei relatori che “colpire chi spaccia, significa tutelare la salute di ognuno di noi. … La droga rappresenta il capitale finanziario principale della mafia; basti pensare che a Roma coloro che lavorano nel traffico delle sostanze stupefacenti vivono tutti più che dignitosamente. … Questo perché oggi passa il concetto di guadagnare tutto e subito senza lealtà, onestà e correttezza …” invece occorre l'impegno di ognuno di noi, perché nonostante in Italia “abbiamo la migliore direzione nazionale antimafia e la migliore polizia che esiste in Europa, che compie investigazioni con competenza e accuratezza, la criminalità organizzata si diffonde continuamente sul mercato, alterandone il funzionamento ed impedendo di essere presenti in esso se si rispettano le regole.
L'impegno, quindi, deve essere non solo giudiziario, ma anche sociale e culturale.
Altro settore in cui le mafie si infiltrano è l'ambiente e in tal ambito oltre all’impegno dei singoli è necessaria una legislazione adeguata e la cooperazione con gli altri Paesi.
Altra necessità per combattere adeguatamente la criminalità organizzata è quella di arrivare alla definizione di giudizi in tempi brevi.
I giudici, durante l’incontro, hanno ringraziato le scuole e gli insegnanti italiani perchè “grazie a loro e al loro percorso, i ragazzi si stanno sempre più formando alla cultura della legalità …”. Questo principio non è lontano da noi, ma dentro di noi.
Magistrati, famiglie e insegnanti hanno il dovere di dare esempi e miti ai giovani per fare avere loro punti di riferimento.
L’importanza di linee-guida positive è stata sottolineata in merito a due aspetti, ovvero: il fascino del mito negativo e le baby gangs.
I magistrati intervistati hanno risposto dicendo che molte serie TV come “Gomorra” e “Narcos”, anche se sembrano enfatizzare alcuni aspetti deleteri che all’apparenza colpiscono ed attraggono i giovani, in realtà trasmettono un messaggio positivo e cioè la negatività della criminalità. Inoltre, hanno detto i giudici, si deve sempre ricordare che alla base della nostra Costituzione c'è la libertà di manifestazione di pensiero e, quindi, di dissenso ed è importante non sottovalutare la capacità  dei ragazzi di distinguere e di decidere  da quale parte stare. È, invece, spesso attraverso la pubblicità che vengono esaltate condotte e comportamenti negativi.

È fondamentale che i ragazzi comprendano che incanalarsi in contesti criminali significa diventare prigionieri e precludersi il futuro.
La mancanza di discernimento è alla base del fenomeno delle baby gangs, che sono la dimostrazione di come in alcuni contesti urbani ci sia disinteresse non solo da parte delle famiglie, ma anche da parte della società. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi abbandonati a se stessi, che non hanno la possibilità di migliorare, perché ci sono persone che vivono di individualismo e non aiutano a far capire la necessità di non commettere azioni, di cui poi ci si potrà pentire. È evidente, perciò, che non sono tanto i ragazzi ad essere responsabili in questi contesti, ma piuttosto la mancanza di esempi positivi. Ad esempio se un bambino ha sempre visto la madre costretta a delinquere per vivere e spesso inseguita dalle forze dell’ordine, non potrà mai pensare che il “buono” è il poliziotto piuttosto che la madre.
Infine si è parlato dei grandi processi di mafia, evidenziando come è spesso complicato far coincidere la verità storica con quella processuale. Al riguardo è indispensabile l’aiuto dei c.d. “pentiti” senza dei quali in passato non si sarebbe riusciti ad istruire vari procedimenti. I giudici hanno detto che l’impegno dello Stato è massimo e che anche gli ultimi latitanti come Matteo Messina Denaro “devono dormire preoccupati”.

Al termine dell’incontro è stato intervistato Edoardo Bonarrigo le cui dichiarazioni sono state trasmesse al telegiornale regionale su del Lazio su Rai 3 lo stesso 26 maggio.

 

Marzia Di Cesare e Alice Raimondi 1D

con la collaborazione di tutti gli studenti presenti

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